16 ottobre 2016.
Mi sveglio. Guardo il mio smartphone. Sono le 2:29 del mattino ed io avverto una piccola contrazione. Mancano 9 giorni alla data prevista del parto ma giá da qualche settimana avevo delle contrazioni sporadiche. Riappoggio la testa sul cuscino.
Ore 3:30 mi sveglio con un altra contrazione. Ore 4:15 di nuovo. Questa volta mi accompagna anche il dolore nella zona lombare, alché decido di alzarmi. Avviso mio marito di avere male e vado in soggiorno a guardare un pó di tv e aspetto che il dolore mi passi. Ma il dolore non passa cosí mi spoglio, e mi butto sotto al getto di acqua calda della doccia. Mi rilasso, respiro, mi lascio trascinare dal rumore rilassante dell’acqua. Mi depilo (non si sa mai sia il giorno giusto!) Il dolore pare essersi calmato. Mi vesto e mi infilo sotto le coperte. Ecco, un altra contrazione! E cosí le contrazioni iniziano a susseguirsi, arrivando ogni 15 minuti, poi 10, poi 5. Sono le 6, siccome le contrazioni sono del tutto sopportabili decido di aspettare. Le contrazioni questa volta si ripetono ogni 3/4 minuti. Sveglio mio marito: ” Amore misá che é ora, preparati andiamo in ospedale!” Mio marito scatta dal letto, si infila i primi due stracci, recupera i borsoni e si parte!!! L’ospedale é dietro casa, per cui in 2 minuti arriviamo.
Il sole stava sorgendo. Quanto amo il colore del cielo alle 6 e 30 del mattino. L’aria porta con sé un pó di nostalgia del giorno prima e tanta gioia nell’arrivo di un nuovo giorno, il nostro giorno! “Forse questo sará l’ultimo giorno che sarai dentro me”. Pensavo con me stessa e ne ero quasi sicura.
Arrivo in reparto maternitá e comunico quello che mi stava succedendo. Mi accompagnano in una stanza dove decidono di farmi il tracciato. Le contrazioni si ripetono ma non a ritmo costante, come a casa. Forse non era l’ora e forse mi avrebbero mandata a casa.
Il tracciato termina una mezzoretta piú tardi, l’ostetrica mi manda a fare un controllo interno. “Speriamo sia questo il giorno, io sono pronta, non possono mandarmi a casa, voglio conoscere oggi la mia bimba!”. Attendo in sala d’attesa, nel frattempo giunge una signora che ha rotto le acqua a casa, mi sorride e con uno sguardo pieno di amore materno mi dice: “stai tranquilla, ci sei, entro oggi darai alla luce la tua cucciola!”. La ringrazio per le parole rassicuranti e ricambio il sorriso.
Arriva l’ostetrica. Era ora del controllo interno. Mi allontano dalla sala d’attesa e da mio marito, con il cuore a mille e i dolori che giungevano. Incontro una ginecologa non molto sorridente ma  mi fa accomadare e mi visita.”Sì Sí, 3 cm possiamo ricoverarti!” . Dentro di me ho urlato “Si!! Evviva, partoriró !!!!” . Il cuore in gola, le mani che tremavano, il sorriso che mi riempiva lo sguardo di gioia!!! Era il giorno x, stavo per conoscere la mia piccola. Anche io stavo per diventare ufficialmente una mamma, la mamma della mia piccola Amanda. Ritorno da mio marito e comunico immediatamente la novitá. Iniziamo ad avvisare mia sorella e sua mamma.
Mi portano in stanza, io non riesco a darmi pace, il cuore scoppia di gioia, mando un messaggio ad un gruppo di amiche, future mamme anche loro, che il giorno tanto atteso per me era arrivato. I dolori vanno e vengono, sono sopportabili, sono paragonabili ai dolori mestruali del primo giorno di flusso. Ma non sapevo ancora cosa mi avrebbe riservato la giornata! La ginecologa durante la visita mi ha perfino detto che non ero ancora entrata in travaglio attivo. Il travaglio attivo giunge ai 4 cm di dilatazione per cui, mi domandavo come sarebbero stati i dolori del travaglio attivo. Ma non c’é tempo per farsi prendere dall’ansia anche perché verso l’ora di pranzo entro proprio in travaglio attivo. Ecco che il dolore si accentua. Decido di passeggiare nel corridoio. Vedo le mamme che giá hanno con sé i loro piccoli. Quanto amore c’era in reparto. I neonati che trovavano rassicurazione nelle braccia della loro mamma, i papá felici, gioiosi di quelle nuove vite.
I dolori. Protagonisti della giornata, non mi davano piú pace ormai. Fortuna che con me c’é mio marito. Mi abbraccia, io mi poggio sulla sua spalla, lo abbraccio, mi aiuta a respirare, mi massaggia la schiena. Quanto adoro stare nelle sue braccia. Solo con lui riesco a gestire il dolore delle contrazioni. Le ore passano cosí, accanto a mio marito, nel corridoio del reparto. Insieme a noi c’é mia sorella e la mamma di mio marito che aiutano a rallegrare la situazione.
Ore 16:30. I dolori sono insopportabili. Decido di farmi visitare. Sono arrivata a 6 cm di dilatazione. L’ostetrica mi comunica la disponibilità di una sala parto e mi invita a continuare lá il mio travaglio, ma prima mi consiglia di farmi una bella e lunga doccia calda per favorire la dilatazione completa. Io ci provo ma dopo un quarto d’ora non riesco piú a reggermi in piedi per i dolori.
Entro in sala parto. Corro il piú che posso per aggrapparmi alla sedia perché il dolore é cosí forte che mi piega in due e sono costretta a inginocchiarmi. E come una raffica di vento, come un martello pneumatico le contrazioni diventano sempre piú intense. Non posso respirare un attimo. Non posso rilassarmi molto, perché al termine di una contrazione ne ha inizio una nuova. Eppure non bastava. Le contrazioni continuavano a essere non costanti. Mi iniettano ossitocina. Non avrei immaginato, mai e poi mai dei dolori ancora piú forti che mi sarebbero arrivati dopo.
Inizia l’inferno vero e proprio. I dolori del travaglio prima di provarli, sono inimmaginabili. Ogni posizione non mi aiuta a gestire il dolore. Sudo, il cuore batte sempre piú veloce. Stringo tra le mani il cuscino. Urlo, con tutte le mie forze. Affondo il mio viso sul cuscino e urlo piú che posso. Spingo. Niente. La mia bimba non riesce a uscire. Mi trascinano in bagno. Io non avevo le forze di stare in piedi. Mi veniva da svenire. Chiedo di essere rinfrescata. Inizio a vedere bianco ma con due schiaffi ritorno in me. L’ostetrica mi fa spingere in bagno, per sfruttare al meglio la forza di gravitá. Niente. Ritorno sulla poltrona del parto. Mi metto i carponi. Urlo e spingo. I dolori mi bloccano la schiena, la pancia. Ogni volta che arriva la contrazione l’ostetrica mi chiede di spingere, ma il dolore é cosí forte che non riesco a spingere come vorrei.
Il sole tramonta. Sono le 7 piú o meno. Continuo a guardare l’orologio e spero che arrivi il momento della tua nascita. Sudo, urlo, mi tremano le gambe. Mio marito cerca di farmi forza ma io sono esausta  e grido “Non ce la faccio piú!”. Sono stremata. Soffro da morire, mi sembra di impazzire. Mi sento morire. Mi viene da piangere, sto per avere un crollo emotivo. L’ostetrica e mio marito mi rassicurano che presto vedró la mia bambina ed io, lo speravo con tutto il cuore perchè i dolori mi stavano facendi cadere in mille pezzi.
Poi, mi ritrovo a guardare la luce sul soffitto, urlo. Vicino a me c’é la ginecologa che mi consiglia di tenere lunghe le spinte, piú che posso. Lo faccio. Urlo e urlo ancora. In un attimo mi  sento svuotata.
Ore 21:36. Alzo lo sguardo. Mi appoggiano al petto la mia bambina. Mio marito piange di gioia. Ed io non potevo credere che finalmente l’inferno era passato. Avevo la mia bimba tra le braccia. Incredula. Come faceva a esserci una creatura cosí meravigliosa dentro di me. Com’é bella. I suoi occhi che cercano i miei. La sua testa appoggiata al petto. Sentirá il battito del mio cuore. La tocco. Sento le sue mani, le sue gambine. Amore mio!!! Ti ho tenuto dentro di me e ora sei davanti a me. Quanto tempo ti ho desiderato. Troppo. Dio non poteva riservarmi cosa migliore di te. Ti amo. Prometto di starti accanto sempre, prometto di stringerti a me ogni notte, ogni giorno. Tu sei me ed io son te. É nata la mia bambina e fuori da quella stanza per me ormai non contava piú nulla. Ho donato a lei il mio cuore. La mia ragione di vita. Ho amato sentire i tuoi calci dentro me ma ora amo ancora di piú il tuo profumo, i tuoi occhi. Ti amo, per sempre lo faró.
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