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Io, una mamma studentessa

| Gravidanza, Mamme, Maternitá, Nascita, Studio e figli, Università

Essere una mamma e nello stesso tempo una studentessa non é per nulla facile. Quando sono rimasta incinta mi mancavano solo due esami per completare il mio percorso di studi ed ovviamente mancava ancora la stesura dell’intera tesi.

Il penultimo esame lo diedi che già ero incinta, ma ancora non lo sapevo. La settimana dopo avrei fatto il test di gravidanza.

E poi quelle due linee. Ero davvero tanto felice, incredula, paurosa di quel che sarebbe successo. Come avrei fatto a gestire l’Universitá con una gravidanza in corso? Non é stato facile. Ho avuto le nausee fino alla 14°settimana. 24 ore su 24 a letto poiché neanche la notte mi abbandonavano. Mi mancava un solo esame e dovevo iniziare a scrivere la tesi. Purtroppo ho dovuto rimandare la tesi a quando mi sarei sentita meglio perché al pc proprio non riuscivo a stare. E di studiare non ne parliamo, appena mi buttavo sui libri la voglia di vomitare era tanta. Un pó come quando ti metti a leggere un libro in macchina e ti viene la nausea (almeno a me succede così).

Intanto io, entravo in una nuova sessione universitaria, la mia prima sessione fuori corso. Ma non era colpa della gravidanza in questo caso. Avrei potuto peró laurearmi in questa sessione fuori corso se non avessi avuto il problema dei primi mesi gravidici. Con il cuore in pace, mi dedicai al riposo.

Entrata nel secondo trimestre di gravidanza finalmente mi sentivo meglio. Cosí ripresi in mano i libri, pc e mi impegnai per terminare gli studi. Il 19 luglio diedi finalmente l’ultimo esame e finí in bellezza con un bel 26😊 Nel frattempo avevo anche già preparato due capitoli di tesi che peró necessitavano di molte correzioni, come indicato dal mio relatore. Alché la cosa mi scoraggió.

Puntai a laurearmi a settembre. “Che sarai mai” dicevo, “tanto ora che sto bene posso scrivere tutta la tesi in questo mese e a settembre avró la laurea”. Non l’avessi mai detto. Il caldo prese piede in città, la stanchezza gravidica si faceva sentire e iniziai a soffrire paurosamente il caldo, tanto che ero costretta e stare chiusa in casa col condizionatore acceso.

Arrivó Agosto, passai una settimana al mare con mio marito. Una settimana da incubo per la mia circolazione sanguinea e la mia pressione bassa che mi provocava degli odiosi capogiri. “Nessun problema appena torno dalle vacanze mi rimetto in sesto e si riprende la tesi”. Ancora una volta ne ero convinta. Poi  però l’ultimo trimestre portava con sé i suoi acciacchi. Pubalgia e contrazioni erano all’ordine del giorno. Per di più, ero così presa dalla gravidanza che in quel momento la tesi passava in secondo piano.

Arrivava ottobre, il mese in cui Amanda doveva nascere. Io ero a riposo giá da parecchie settimane per via delle contrazioni e del collo dell’utero accorciato. Ero così preoccupata che Amanda avesse potuto nascere prima che abbandonai in un dimenticatoio l’Universitá. E poi finalmente Amanda nacque. La gioia piú grande che una ragazza possa mai provare.  Avevo una creatura di cui preoccuparmi, cambiare pannolini, allattare, coccolare il giorno, ma soprattutto la notte. Il primo mese di vita di Amanda non ho dormito praticamente nulla. Quando diventi mamma la tua vita viene stravolta. Tu passi in secondo piano perché c’é qualcosa piú importante di te a cui non puoi e non vuoi fare a meno. Alché le giornate passano, tra pianti e pannolini, a casa. Poi si andava a passeggio per prendere un pó di aria fresca e riprendersi un attimo.

I primi tre mesi passavano cosí. Nel frattempo tre sessioni universitarie se ne andavano. Un bel giorno ripresi coraggio e presi tra le mani il pc. Riuscì a correggere i primi due capitoli e li mandai al mio relatore. Passó anche la Pasqua e la primavera passava in un batter d’occhio. Stiamo parlando della primavera che è passata quest’anno.

Con il mio miglior impegno, tra stanchezza, momenti di riposo, pulizia di casa e tempo da dedicare a mia figlia arriviamo a oggi. Sto scrivendo l’ultimo capitolo della mia tesi. Mi mancano meno di dieci pagine per terminarlo e poi mi mancheranno introduzione e conclusioni del lavoro. Ho sempre cercato e cerco tutt’ora, di dedicarmi alla tesi quando mia figlia dorme. Solo che ora che ha 11 mesi i suoi pisolini non sono piú lunghi come quelli di una volta per cui, in alcune giornate, Amanda viene guardata da mia suocera o da mio marito in modo che io possa finire al più presto.

Ce la sto mettendo davvero tutta per realizzare questo mio sogno pur avendo avuto la bambina. É stata ed é una sfida conciliare studio e figli. Ma non di certo impossibile. Anche se tutto procede lentamente, non vuol dire che si debba mollare. Di certo quando avrò la laurea tra le mani saró doppiamente soddisfatta, perché saprò che sono stata in grado di terminare gli studi pur avendo avuto una bambina!

 Voglio rivolgermi alle mamme come me studentesse. Care ragazze che avete scoperto come me la gravidanza nel bel mezzo degli studi, non demordete. Non sarà facile ma non impossibile.

Spero che il mio articolo sia stato di vostro gradimento.

A presto 🎀🎈

 

 

 

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Sos pulizie casa senza sosta in gravidanza? Te lo spiego io!

| Gravidanza, Mamme, Maternitá, Nascita

Ehilá mammine! Ma vi ricordate in gravidanza quella voglia matta di pulire casa ? E voi care pancine siete giá state assalite da questa voglia irrefrenabile?

Bé se ve lo state chiedendo: sí é tutto normale! Io a partire dall’ultimo trimestre di gravidanza ricordo di aver messo in soqquadro casa, di averla rivoluzionata e averla pulito a fondo.. tutti i santi giorni! Lava di qua, pulisci di lá, spolvera qui, ordina lí…

Per non parlare di quella lavatrice che era sempre azionata sul tasto ON da mattino a sera per lavare i vestitini di Amanda!

Tranquille é tutto frutto dei nostri cari ormoni gravidici. Sí perché se nel primo trimestre ci hanno fatto stare male con nausea, vomito, stanchezza e capogiri, negli ultimi mesi ci giocano questo brutto (o bello a seconda di come la si pensa)  scherzo.

Questa ossessione che ci prende in gravidanza prende il nome di : SINDROME DEL NIDO. Ma non ne veniamo colpiti solo noi umani. Diciamo che é proprio un istinto animale. Lo fanno perfino gli animali in attesa dei loro cuccioli. Ovviamente non puliscono casa ma preparano al meglio il nido che andrá ad accogliere i nascituri. E cosí accade a noi. Il nostro nido é la nostra casa e, senza accorgecene iniziamo anche noi a preparare il “nido” per il figlio che verrá.

Ecco perché la maggior parte delle mamme prepara giá la camera del bambino ancora prima che nasce!!!!!!  Dare il bianco, comprare i mobili, pupazzetti, tappetini per il gioco, quadri e chi piú ne ha piú ne metta, sono le cose che si é solite fare quando si prende questa “sindrome”.

Io personalmente non ho avuto l’esigenza di preparare la cameretta per Amanda, ma certo é che pulivo casa da cima a fondo senza sosta.

Addirittura alcune mamme non si accontentano di preparare la cameretta e decidono di rivoluzionare casa in tutti i suoi angoli.  Proprio durante la dolce attesa puó capitare che la mamma decida di dare il bianco per tutta casa, posizionare i mobili in maniera diversa e magari buttare vecchi mobili per far spazio a nuovi !!!!

Ma ATTENZIONE care pancine, non fate sforzi eccessivi! Dopotutto gli ultimi mesi di gravidanza sono quelli piú pesanti dal punto di vista fisico, data la grandezza della pancia e dal peso del bambino.

Per cui, non abbiate fretta di fare tutti questi lavoroni. Ma se proprio non resistete, delegate i compiti piú ardui al futuro papá !!!

Dicono poi che la sindrome del nido, svanisca con la nascita del bambino. Ecco, dopo 11 mesi dalla nascita di mia figlia A ME LA SINDROME NON È PASSATA ! AIUTO!! Mio marito non ne puó piú di vedermi pulire come una forsennata la casa ogni santo giorno cosí ossessionatamente! Ma ragazze non ce la faccio, non riesco a liberarmi da questa mania. Avete qualche consiglio a riguardo?😧 Premetto che ancora la cameretta non l’abbiamo pronta, sará per quello ? Ormai sono schiava di questa sindrome, si salvi chi puó !!

E che la sindrome non prenda il sopravvento anche su di voi ! 😜

A presto 🎀🎈

 

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E poi arrivi tu..

| Gravidanza, Maternitá, Nascita, Parto, Travaglio

16 ottobre 2016.
Mi sveglio. Guardo il mio smartphone. Sono le 2:29 del mattino ed io avverto una piccola contrazione. Mancano 9 giorni alla data prevista del parto ma giá da qualche settimana avevo delle contrazioni sporadiche. Riappoggio la testa sul cuscino.
Ore 3:30 mi sveglio con un altra contrazione. Ore 4:15 di nuovo. Questa volta mi accompagna anche il dolore nella zona lombare, alché decido di alzarmi. Avviso mio marito di avere male e vado in soggiorno a guardare un pó di tv e aspetto che il dolore mi passi. Ma il dolore non passa cosí mi spoglio, e mi butto sotto al getto di acqua calda della doccia. Mi rilasso, respiro, mi lascio trascinare dal rumore rilassante dell’acqua. Mi depilo (non si sa mai sia il giorno giusto!) Il dolore pare essersi calmato. Mi vesto e mi infilo sotto le coperte. Ecco, un altra contrazione! E cosí le contrazioni iniziano a susseguirsi, arrivando ogni 15 minuti, poi 10, poi 5. Sono le 6, siccome le contrazioni sono del tutto sopportabili decido di aspettare. Le contrazioni questa volta si ripetono ogni 3/4 minuti. Sveglio mio marito: ” Amore misá che é ora, preparati andiamo in ospedale!” Mio marito scatta dal letto, si infila i primi due stracci, recupera i borsoni e si parte!!! L’ospedale é dietro casa, per cui in 2 minuti arriviamo.
Il sole stava sorgendo. Quanto amo il colore del cielo alle 6 e 30 del mattino. L’aria porta con sé un pó di nostalgia del giorno prima e tanta gioia nell’arrivo di un nuovo giorno, il nostro giorno! “Forse questo sará l’ultimo giorno che sarai dentro me”. Pensavo con me stessa e ne ero quasi sicura.
Arrivo in reparto maternitá e comunico quello che mi stava succedendo. Mi accompagnano in una stanza dove decidono di farmi il tracciato. Le contrazioni si ripetono ma non a ritmo costante, come a casa. Forse non era l’ora e forse mi avrebbero mandata a casa.
Il tracciato termina una mezzoretta piú tardi, l’ostetrica mi manda a fare un controllo interno. “Speriamo sia questo il giorno, io sono pronta, non possono mandarmi a casa, voglio conoscere oggi la mia bimba!”. Attendo in sala d’attesa, nel frattempo giunge una signora che ha rotto le acqua a casa, mi sorride e con uno sguardo pieno di amore materno mi dice: “stai tranquilla, ci sei, entro oggi darai alla luce la tua cucciola!”. La ringrazio per le parole rassicuranti e ricambio il sorriso.
Arriva l’ostetrica. Era ora del controllo interno. Mi allontano dalla sala d’attesa e da mio marito, con il cuore a mille e i dolori che giungevano. Incontro una ginecologa non molto sorridente ma  mi fa accomadare e mi visita.”Sì Sí, 3 cm possiamo ricoverarti!” . Dentro di me ho urlato “Si!! Evviva, partoriró !!!!” . Il cuore in gola, le mani che tremavano, il sorriso che mi riempiva lo sguardo di gioia!!! Era il giorno x, stavo per conoscere la mia piccola. Anche io stavo per diventare ufficialmente una mamma, la mamma della mia piccola Amanda. Ritorno da mio marito e comunico immediatamente la novitá. Iniziamo ad avvisare mia sorella e sua mamma.
Mi portano in stanza, io non riesco a darmi pace, il cuore scoppia di gioia, mando un messaggio ad un gruppo di amiche, future mamme anche loro, che il giorno tanto atteso per me era arrivato. I dolori vanno e vengono, sono sopportabili, sono paragonabili ai dolori mestruali del primo giorno di flusso. Ma non sapevo ancora cosa mi avrebbe riservato la giornata! La ginecologa durante la visita mi ha perfino detto che non ero ancora entrata in travaglio attivo. Il travaglio attivo giunge ai 4 cm di dilatazione per cui, mi domandavo come sarebbero stati i dolori del travaglio attivo. Ma non c’é tempo per farsi prendere dall’ansia anche perché verso l’ora di pranzo entro proprio in travaglio attivo. Ecco che il dolore si accentua. Decido di passeggiare nel corridoio. Vedo le mamme che giá hanno con sé i loro piccoli. Quanto amore c’era in reparto. I neonati che trovavano rassicurazione nelle braccia della loro mamma, i papá felici, gioiosi di quelle nuove vite.
I dolori. Protagonisti della giornata, non mi davano piú pace ormai. Fortuna che con me c’é mio marito. Mi abbraccia, io mi poggio sulla sua spalla, lo abbraccio, mi aiuta a respirare, mi massaggia la schiena. Quanto adoro stare nelle sue braccia. Solo con lui riesco a gestire il dolore delle contrazioni. Le ore passano cosí, accanto a mio marito, nel corridoio del reparto. Insieme a noi c’é mia sorella e la mamma di mio marito che aiutano a rallegrare la situazione.
Ore 16:30. I dolori sono insopportabili. Decido di farmi visitare. Sono arrivata a 6 cm di dilatazione. L’ostetrica mi comunica la disponibilità di una sala parto e mi invita a continuare lá il mio travaglio, ma prima mi consiglia di farmi una bella e lunga doccia calda per favorire la dilatazione completa. Io ci provo ma dopo un quarto d’ora non riesco piú a reggermi in piedi per i dolori.
Entro in sala parto. Corro il piú che posso per aggrapparmi alla sedia perché il dolore é cosí forte che mi piega in due e sono costretta a inginocchiarmi. E come una raffica di vento, come un martello pneumatico le contrazioni diventano sempre piú intense. Non posso respirare un attimo. Non posso rilassarmi molto, perché al termine di una contrazione ne ha inizio una nuova. Eppure non bastava. Le contrazioni continuavano a essere non costanti. Mi iniettano ossitocina. Non avrei immaginato, mai e poi mai dei dolori ancora piú forti che mi sarebbero arrivati dopo.
Inizia l’inferno vero e proprio. I dolori del travaglio prima di provarli, sono inimmaginabili. Ogni posizione non mi aiuta a gestire il dolore. Sudo, il cuore batte sempre piú veloce. Stringo tra le mani il cuscino. Urlo, con tutte le mie forze. Affondo il mio viso sul cuscino e urlo piú che posso. Spingo. Niente. La mia bimba non riesce a uscire. Mi trascinano in bagno. Io non avevo le forze di stare in piedi. Mi veniva da svenire. Chiedo di essere rinfrescata. Inizio a vedere bianco ma con due schiaffi ritorno in me. L’ostetrica mi fa spingere in bagno, per sfruttare al meglio la forza di gravitá. Niente. Ritorno sulla poltrona del parto. Mi metto i carponi. Urlo e spingo. I dolori mi bloccano la schiena, la pancia. Ogni volta che arriva la contrazione l’ostetrica mi chiede di spingere, ma il dolore é cosí forte che non riesco a spingere come vorrei.
Il sole tramonta. Sono le 7 piú o meno. Continuo a guardare l’orologio e spero che arrivi il momento della tua nascita. Sudo, urlo, mi tremano le gambe. Mio marito cerca di farmi forza ma io sono esausta  e grido “Non ce la faccio piú!”. Sono stremata. Soffro da morire, mi sembra di impazzire. Mi sento morire. Mi viene da piangere, sto per avere un crollo emotivo. L’ostetrica e mio marito mi rassicurano che presto vedró la mia bambina ed io, lo speravo con tutto il cuore perchè i dolori mi stavano facendi cadere in mille pezzi.
Poi, mi ritrovo a guardare la luce sul soffitto, urlo. Vicino a me c’é la ginecologa che mi consiglia di tenere lunghe le spinte, piú che posso. Lo faccio. Urlo e urlo ancora. In un attimo mi  sento svuotata.
Ore 21:36. Alzo lo sguardo. Mi appoggiano al petto la mia bambina. Mio marito piange di gioia. Ed io non potevo credere che finalmente l’inferno era passato. Avevo la mia bimba tra le braccia. Incredula. Come faceva a esserci una creatura cosí meravigliosa dentro di me. Com’é bella. I suoi occhi che cercano i miei. La sua testa appoggiata al petto. Sentirá il battito del mio cuore. La tocco. Sento le sue mani, le sue gambine. Amore mio!!! Ti ho tenuto dentro di me e ora sei davanti a me. Quanto tempo ti ho desiderato. Troppo. Dio non poteva riservarmi cosa migliore di te. Ti amo. Prometto di starti accanto sempre, prometto di stringerti a me ogni notte, ogni giorno. Tu sei me ed io son te. É nata la mia bambina e fuori da quella stanza per me ormai non contava piú nulla. Ho donato a lei il mio cuore. La mia ragione di vita. Ho amato sentire i tuoi calci dentro me ma ora amo ancora di piú il tuo profumo, i tuoi occhi. Ti amo, per sempre lo faró.
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